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Umberto Veronesi morto: Lutto nel mondo della ricerca

Si è spento all’età di 90 anni nella sua casa di Milano, in pace.

Questa è la fine di Umberto Veronesi, da sempre grande oncologo leader nel mondo della diagnostica e della ricerca contro il tumore.

Da tempo ormai Veronesi soffriva di condizioni di salute precarie che nelle ultime settimane si erano decisamente aggravate.

Il 28 Novembre avrebbe compiuto 91 anni, ma purtroppo non potrà festeggiare colui che è e sarà sempre la persona che ha scritto e fatto la storia alla lotta contro i tumori.

Fondatore e Presidente della Fondazione Umberto Veronesi, ha poi ottenuto l’incarico di direttore scientifico emerito dell’Istituto europeo di oncologia e dal 1976 al 1994 ed è anche stato direttore scientifico dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, mentre dal 25 Aprile del 2000 è stato Ministro della sanità.

Un uomo simbolo di tutto quello in cui credeva, un uomo che dava speranza ai malati, che salvava coloro che venivano considerati spacciati, un uomo con un grande attaccamento alla vita ed un profondo rispetto per essa, ma senza mai abbassare la guardia o smettere di credere nella ricerca, proprio come si evince dalle parole che rilasciava nelle varie interviste.

Umberto Veronesi: Frasi celebri

Io non penso di essere stato un uomo di successo, perché quando ero neolaureato e ho messo per la prima volta piede all’Istituto dei Tumori, contavo, avendo davanti una vita intera, di riuscire a vincere il cancro. Invece il cancro non è sconfitto.

L’esperienza mi ha insegnato che l’uomo, quando desidera raggiungere un traguardo, trova dentro di sé risorse impensabili.

L’uomo è il risultato dell’evoluzione, durata milioni di anni, dalla prima molecola di amminoacidi sino a noi. Psicologicamente, credo che siamo il frutto di una quantità di dilemmi che per secoli abbiamo percepito e lasciato irrisolti. Innanzitutto la difficoltà a capire il senso della vita, cioè perché siamo su questa terra.

Dopo Auschwitz, il cancro è la prova che Dio non esiste.

L’umanità rischia un effetto a catena distruttivo: esaurimento di energia, di acqua potabile, di alimenti base per soddisfare consumismi alimentari errati. In Cina e in India è aumentato il consumo di carne, così come non si ferma in Occidente. I conti non tornano. Sei miliardi di abitanti, tre miliardi di bovini da macello (ogni chilo di carne brucia 20 mila litri d’acqua), 15 miliardi di volatili da alimentazione, produzione di combustibili dai cereali. Tra un po’ non ci sarà più cibo. Grano, soia, riso, mais costano sempre di più e vanno a ingrassare gli animali da allevamento. Dobbiamo fermarci ora. Primo passo: diventare vegetariani, o quasi.

Nella malattia il dolore fine a se stesso non va mai accettato e va contrastato con qualsiasi mezzo. La malattia deve aumentare e non diminuire il rispetto per la libertà, l’autodeterminazione e la personalità dell’individuo.

 



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